In questo nuovo ciclo narrativo di Lucifer, sembra che finalmente l'allievo Carey riesca a superare (o almeno ad eguagliare) il maestro Gaiman per quanto riguarda l'abilità narrativa. In Lilith, la prima storia contenuta nella raccolta (in realtà il numero 50 della serie, in questo caso veramente speciale), Carey sembra riferirsi direttamente al single shot 'Mistero Celeste' di Gaiman, sia per la scelta dello stesso disegnatore e quindi dello stile della narrazione, sia per i temi trattati: le forze che 'muovono' l'universo, le stesse che Gaiman aveva rappresentato metaforicamente con gli Endless, influenzano tutti i suoi occupanti, angeli inclusi. L'abilità dello sceneggiatore si rivela nell'essere riuscito ad inserire coerentemente queste componenti 'gaimaniane' nel proprio personale universo narrativo, fornendo più respiro al tutto e rivelando finalmente importanti retroscena; per citare i due più eclatanti: l'origine dell'incondizionata fedeltà di Mazikeen nei confronti di Samael e le 'vere' motivazioni che hanno portato la stella del mattino ad opporsi a suo Padre. Tutto questo è inserito in uno dei piú bei racconti mai scritti da Carey. Il resto della raccolta, ad eccezione del fill-in con l'impiegato by day punk by night, carino ma non eccezionale, è incentrato sull'arrivo di Fenris lupo del pantheon nordico e del Ragnarok che conseguirà da tale venuta. La qualità è alta: tutti i fili narrativi cominciano a districarsi, appaiano gli Endless ed intervengono attivamente alla narrazione, il finale di questa ottima serie, l'unico spin-off dell'universo sandmaniano che, a mio parere, abbia onorato il suo 'ispiratore', si avvicina.
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mercoledì 27 giugno 2007
Lucifer: Il lupo sotto l´albero
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martedì 24 aprile 2007
Il Gatto del Rabbino
Algeria, anni '20. Il gatto del rabbino divora il pappagallo di casa e acquista il dono della parola, ma dalla sua bocca escono solo bugie. Il rabbino teme che possa avere un cattivo effetto sulla figlia e il gatto, per poter rimanere accanto alla sua adorata padrona, chiede un'istruzione religiosa che lo trasformi in un buon ebreo. Ma si ostina a mettere in discussione tutte le affermazioni del suo maestro... Dotato di indipendenza e spirito critico, il gatto ama i dubbi e le contraddizioni dell'animo umano, le persone tormentate più di chi professa certezze assolute. Soprattutto ama i suoi padroni, al punto da trasgredire per loro una regola fondamentale con l'effetto diritrovarsi, di nuovo, muto. L'ironia e la comicità che caratterizzano la prima parte si attenuano quando il gatto perde la parola e l'autore si concentra di più sugli altri personaggi, costruendo una storia che parla di sentimenti, ma anche del loro rapporto con la religione e con una diversa cultura, quella francese. Una storia che ancora una volta lascierà nei suoi protagonisti più dubbi che certezze. Degli interventi del gatto si sente la mancanza, anche se il suo commento, pur inespresso a voce alta, continua ad accompagnarci. Tuttavia i personaggi risultano ben costruiti e la vicenda coinvolgente e non banale.Il disegno è semplice e un po' caricaturale, anche se a volte incontriamo immagini realistiche del nostro protagonista felino, probabili ritratti di Imhotep, il gatto dell'autore. Nella versione pubblicata da Rizzoli, Il Gatto del Rabbino di Joann Sfar raccoglie i primi tre episodi, collegati fra loro anche se leggibili singolarmente, di una serie che spero destinata a proseguire.
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